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sabato 27 dicembre 2014

A Casole d'Elsa approvata mozione contro il TTIP


Di Fiorenza Bettini (ATTAC Italia) - Nella seduta del 22 dicembre il Consiglio Comunale di Casole D'Elsa ha approvato all'unanimità la mozione presentata da Rifondazione Comunista e supportata dalla Campagna italiana "Stop Ttip".

Il Trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d'America (TTIP), riguarda la vita di ciascuno/a di noi. Il negoziato è stato lanciato ufficialmente nel luglio 2013 e portato avanti in modo opaco e segreto dalla Commissione europea e dall'Amministrazione statunitense in vista di una sua possibile conclusione a fine 2015, disegna un quadro di pesante deregolamentazione dove obiettivo principale non saranno tanto le barriere tariffarie, già abbastanza basse, ma quelle non tariffarie, che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità di aspetti sostanziali della vita di tutti i cittadini: l'alimentazione, l'agricoltura, l'istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali, l'acqua e i servizi pubblici in generale, l'energia, la libertà e internet, le tutele e la sicurezza sul lavoro

Nella mozione approvata il Sindaco e l'intero Consiglio Comunale si sono impegnati: ad intraprendere tutte le azioni di pressione di propria competenza volte a promuovere il ritiro da parte del governo italiano, nell'ambito del Consiglio Europeo, dal TTIP e, in subordine, alla sua non approvazione da parte del Parlamento Europeo; a promuovere, presso i cittadini del nostro territorio e presso tutti gli altri enti locali, azioni di sensibilizzazione e mobilitazione contro il TTIP, in quanto in questo trattato viene leso, tra gli altri, il principio costituzionale della sovranità delle autonomie locali; ad inviare la deliberazione all'Anci, al Consiglio Regionale, al Consiglio dei Ministri, al Parlamento Italiano ed Europeo e alla Commissione Europea.

La Campagna "STOP Ttip" nasce per coordinare organizzazioni, reti, realtà e territori che si oppongono all'approvazione del Trattato ed è promossa da un'ampia coalizione di oltre 300 gruppi, movimenti e associazioni, tra cui anche: Aiab, Arci, Attac Italia, Associazione Botteghe Del Mondo, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Unione Degli Studenti, A Sud.

Per approfondimenti sulla campagna Stop Ttip: http://stop-ttip-italia.net/

Per ulteriori informazioni sulla campagna senese stop ttip, Ufficio Stampa:

Fiorenza Bettini 347 2156117 fiorenza.bettini@gmail.com

sabato 22 novembre 2014

Verso lo sciopero generale


Redazione - Giovedì 4 dicembre, ore 21:00, incontro-dibattito a Poggibonsi (luogo da definire) sulle ragioni della grande mobilitazione convocata da alcune forze sindacali con la partecipazione di lavoratori delle aziende in crisi della Val d'Elsa. Concluderà DINO GRECO, della direzione nazionale di Rifondazione Comunista, già direttore del quotidiano Liberazione. 

In una fase di estrema retrocessione dei diritti dei lavoratori a causa dell'acuirsi della crisi e dell'aumento degli attacchi di classe da parte dei padroni, concretizzatisi in provvedimenti come Il pacchetto Treu, la legge Fornero e ora il Jobs Act (solo per citarne alcuni), la convocazione dello sciopero generale è una decisione giusta è sacrosanta da parte dei sindacati aderenti, anche se in ritardo visti gli ultimi trascorsi del mondo del lavoro e il trattamento ad esso riservato dai governanti e dalle potenze industriali e bancarie. Noi aderiremo convintamente ed attivamente e invitiamo tutta la cittadinanza a fare lo stesso, proponiamo inoltre di partecipare a questa iniziativa di approfondimento sul tema, convinti che agli attacchi di classe si risponda con la lotta di classe!


Organizza il comitato valdelsano dell'Altra Europa con Tsipras. CONTRO AUSTERITÀ, LIBERISMO e JOBS ACT, PER I DIRITTI DEL LAVORO.

mercoledì 19 novembre 2014

Sciopero generale spostato al 12 dicembre

Redazione - È notizia fresca che il vertice congiunto dei sindacati confederali ha rielaborato le decisioni prese in precedenza dalla sola CGIL riguardo lo sciopero generale. Eravamo rimasti ad una giornata di mobilitazione convocata solo dall'organizzazione della Camusso per il 5 dicembre (come da recente articolo su questo blog), oggi apprendiamo che la UIL si unisce nella protesta e viene deciso di spostare lo sciopero generale al 12 dicembre, mantenendo la durata di 8 ore, articolandosi in manifestazioni territoriali. Restiamo in attesa di comprendere se varierà anche le piattaforma oppure no, in ogni caso noi ci saremo e porteremo i nostri contenuti, affinché lo sciopero generale sia la prosecuzione e la maturazione di un'ampia stagione di lotta contro l'austerità e il capitalismo liberista che per salvare sè stesso affama i lavoratori e precarizza a vita chi non ha lavoro.

martedì 18 novembre 2014

Il "nuovo" docente della buona scuola

Di Fulvio Padulano (www.collettivostellarossa.it) - Il Piano Renzi della buona scuola promette un’incredibile assunzione di 150.000 precari “nel corso di un solo anno”, al costo di 3 miliardi di euro nel periodo 2015/2016 e di 4 miliardi circa per gli anni a venire. Al di là della dubbia sostenibilità finanziaria della Grande Promessa (mancano i fondi persino per i 4000 “quota 96”), il documento del governo significativamente riconosce che la scuola ha bisogno di insegnanti. Inoltre, è imminente la sentenza della Corte di giustizia europea che obbligherà l’Italia ad assumere i lavoratori che svolgono il medesimo lavoro in modo reiterato, comminando in alternativa una multa di circa 4 miliardi. Per ironia della sorte, la cifra pari al costo di assunzione dei precari della scuola.
Ma se lo stesso governo riconosce che la scuola necessita di insegnanti, e se, come “dice l’Europa”, bisogna assumere stabilmente i lavoratori con contratti reiterati nel tempo, allora perché queste promesse assunzioni diventano un vero e proprio ricatto (modello Marchionne)? Il documento vincola le assunzioni all’accettazione di un patto che costituisce una riforma radicale della scuola italiana: attraverso di esso si realizzano finalmente in modo compiuto il processo di privatizzazione e il modello di scuola-azienda avanzato a tappe in questi anni, da Berlinguer a Brunetta, dalla Gelmini alla Aprea, sostenuto da finanza e grande industria e contro cui studenti, famiglie e lavoratori della scuola si battono da anni, denunciandone la gravità. Il Piano Renzi si presenta, con la grafia rassicurante di un bambino, come la buona scuola. Nega di essere una riforma ma realizza, de facto de jure (istituzionalizzando una tendenza già introdotta nella scuola dalle precedenti riforme), una completa e radicale trasformazione dello status del docente. La domanda che introduce il profilo del “nuovo docente” – insegnanti anche con 30 anni di servizio – è la seguente: “che cosa faranno questi nuovi docenti nella scuola italiana?” (p. 21).
Innanzitutto i quasi 150.000 precari da assumere dovranno adattarsi a una certa flessibilità geografica e tipologica: accettare l’incarico anche fuori della propria provincia e regione, adattarsi a nuove tipologie di lavoro, per cui saranno assegnati: “a) alle cattedre vacanti e disponibili; b) alle supplenze, anche brevi [quindi eliminazione della terza fascia delle Graduatorie d’istituto, ndr]; c) alle necessità e/o disponibilità di organici dell’autonomia delle diverse scuole o reti di scuole su tutto il territorio nazionale” (p. 27). Dunque, il nuovo docente della buona scuoladovrà esser pronto a tappare i buchi delle supplenze, estendere l’insegnamento anche a “materie affini” alla sua e, anziché lavorare in funzione degli specifici gruppi-classe, dovrà adattarsi a lavorare all’organizzazione e miglioramento dell’offerta formativa della scuola in posizione di “organico dell’autonomia”: occuparsi cioè di Pon, progettini, valutazione, viaggi d’istruzione, servizi, promozione della scuola e quanto disposto dal Preside e dalla nuova figura del docente mentor, in funzione della scuola o rete di scuole per cui lavora.
Un altro punto fondamentale riguarda il potere decisionale dei docenti: con la revisione degli organi collegiali prevista dal documento, esso sarà drasticamente ridotto, abolito in sostanza, in quanto al Collegio dei docenti spetterà la sola funzione di programmazione didattica, mentre il potere di indirizzo (progetti e attività da svolgere durante l’anno scolastico) sarà affidato al Preside e a un consiglio consultivo ristretto di supporto, non bene chiarito (alcuni docenti? finanziatori privati?). Alla perdita di potere del Collegio dei docenti fa da contraltare la nuova figura del docente mentor, che “segue per la scuola la valutazione, coordina le attività di formazione degli altri docenti, compresa la formazione tra pari, sovrintende alla formazione dei colleghi, accompagna il percorso dei tirocinanti e in generale aiuta il preside e la scuola nei compiti più delicati legati alla valorizzazione delle risorse umane nell’ambito della didattica” (p. 57). Il mentor è scelto dal Nucleo di Valutazione interno “tra i docenti che per tre trienni consecutivi hanno avuto uno scatto di competenza” e prima dei 9 anni, dal Nucleo di valutazione interno; dura tre anni rinnovabili, non può costituire più del 10% del personale della scuola o rete di scuole e percepisce anche una indennità supplementare agli scatti. Il mentor dirige inoltre gli esperti della didattica (anche esterni alla scuola) e i non meglio precisati “innovatori naturali” che, premiati persino economicamente, si occupano della formazione per i docenti.
La formazione dei docenti si afferma infatti come un obbligo, e la sua efficacia richiede una misurazione specifica. Il fulcro di questa trasformazione della scuola è costituito infatti dal sistema di certificati e crediti, che attesteranno il famigerato “merito”, di cui si parla nella III parte: “Le nuove opportunità per tutti i docenti: formazione e carriera nella buona scuola”. Il cambiamento è esplicito: si tratta di “ripensare la carriera del docente”, ricorrendo ad “un nuovo status giuridico” (p. 50). Secondo il documento “la funzione docente” comprenderà non solo l’attività di insegnamento, ma anche le cosiddette ‘funzioni strumentali’, come l’aggiornamento e la formazione in servizio. Queste attività saranno connesse al riconoscimento di crediti “didattici, professionali e formativi”, che saranno certificati e arricchiranno il portfolio del docente. E nessun dubbio – assicurano con la ‘coda’ che già brucia – sul fatto che “non sarà un sistema fatto di sole procedure formali e certificati”, poiché “ci sarà spazio per una valutazione anche qualitativa interna alla singola scuola”.
Sulla composizione e i criteri dei Nuclei di valutazione interna cui si fa riferimento però non si dice molto, ma di certo ci si avvarrà dei test Invalsi. Il portfolio di crediti certificherà il “merito” del docente all’interno di una classifica della scuola, consentendo l’accesso (al 66% dei docenti di ogni scuola) agli scatti salariali secondo il nuovo sistema dei crediti: l’attuale criterio di anzianità sarà abolito, anche per chi è in servizio da meno di 33 anni, e non permetterà più di conteggiare gli scatti di carriera. Quindi nella scuola del “giovane” Renzi nessun riconoscimento dell’esperienza maturata negli anni, ma più servizi, progetti, corsi di formazione possibili per diventare ‘meritevoli’ del dovuto aumento salariale. Tralasciamo ogni commento sul mercato sviluppatosi in questi anni attorno a progetti ed enti di formazione. Tale “merito” sarà dunque il criterio guida della carriera del docente.
Una parentesi economica sullo stipendio risulta molto significativa. Eliminando il criterio di anzianità, si realizza un taglio complessivo e strutturale dello stipendio dei docenti. Come l’ha definita Renzi, una riforma a costo zero (anzi al ribasso): ecco le riforme che ci chiede l’Europa! È sufficiente calcolare che il meccanismo di scatti “meritocratico” comporterà, per un docente “meritevole” in media due volte su tre durante tutta la sua carriera (coerentemente al limite del 66% previsto dalla riforma), a una decurtazione di circa 26 € al mese rispetto all’attuale sistema di conteggio (il documento parla di 720€ di aumento massimo possibile contro gli attuali 577€, ma considerando un docente che ricevesse tutti gli scatti di ‘merito’ possibili, che sono invece attribuibili solo a 2 docenti su 3 di ogni scuola, appunto il 66%). Se i meritevoli 2 volte su 3 perdono 26€ al mese, immaginiamo quanto perderanno i meno o poco meritevoli, se non gli immeritevoli tra cui, sembra, saranno considerati tutti quei professori che si occupano soltanto di insegnare, matematica, greco o storia, già ampiamente presi dalle attività, dalle difficoltà e dalla bellezza del compito. Quali “meriti” e certificazioni oggettive, da allegare in un portfolio, si potranno produrre? Ma evidentemente i docenti sono ‘invogliati’ e degradati dal nuovo sistema a fare a gara tra loro ad iscriversi piuttosto a qualche corso per imparare a utilizzare la lavagna elettronica (“crediti formativi”) oppure organizzare l’open day della scuola (“crediti professionali”) o raggiungere punteggi alti all’Invalsi (“crediti didattici”) per provare a rientrare tra il 66% dei docenti che otterrà 60€ di aumento ogni tre anni.
La questione non riguarda però solo la retribuzione dei docenti italiani, fra i meno pagati in Europa. Il significato profondo risiede nella trasformazione della scuola pubblica e democratica in un’azienda standardizzata, liberalizzata e trasparente come richiesto dal mercato. Consideriamo le certificazioni di “merito” (portfolio): esse si aggiorneranno ogni tre anni e saranno pubbliche, promuovendo – attraverso la trasparenza dei dati delle singole scuole e dei singoli professori – una mobilità che faccia incontrare la domanda con l’offerta. Non a caso nel documento si fa l’esempio di un docente che può valutare di trasferirsi in una scuola con punteggi minori in modo da rientrare più facilmente tra i meritevoli!
Il mercato è il paradigma che non si vuole più solo attuare ma legittimare come l’unico possibile, anche per il sapere e l’educazione dei giovani. Il dirigismo pseudo-efficientista del Preside-manager, la competizione tra i docenti (e tra le scuole) agli ordini dei caporali, lo svuotamento della collegialità e della rappresentanza portate avanti in questi anni e condensate nella buona scuola di Renzi sono l’esatta negazione della libertà d’insegnamento, sancita dalla Costituzione. Si vuole cancellare una scuola pubblica e democratica proprio perché essa, promuovendo il libero sviluppo della persona e della società, costituisce una delle ultime roccaforti di una civiltà che ancora cerca di opporsi alla barbarie del mercato unico globale.

venerdì 14 novembre 2014

Bene lo sciopero generale della CGIL del prossimo 5 dicembre

di Roberta Fantozzi e Paolo Ferrero – Bene la decisione della Cgil di indire lo sciopero generale per il prossimo 5 dicembre. Saremo in piazza con il sindacato contro un governo che vuole smantellare definitivamente l’articolo 18 e condannare i giovani alla precarietà a vita, privatizzare il welfare e i beni comuni, demolire la Costituzione e ridurre la democrazia ad un simulacro.
Sosteniamo tutte le mobilitazioni dei prossimi giorni, dalle due giornate di sciopero e mobilitazione della Fiom, allo sciopero sociale e di genere dei movimenti precari e dei sindacati di base del 14.
Lavoreremo perché il conflitto e la mobilitazione sociale fermino le politiche di destra, inique e fallimentari del governo Renzi, e perché il 5 dicembre si fermi davvero tutto il paese.




martedì 11 novembre 2014

Dal 25 ottobre allo SCIOPERO GENERALE!


Sulla legge elettorale le due destre trattano per inventare un bipolarismo che non c’è

di Paolo Ferrero – L’incontro tra Renzi e i condannati e rinviati a giudizio rappresenta a tutti gli effetti il tentativo delle due destre di restaurare un bipolarismo che non esiste nel paese ed è anticostituzionale. Un vero e proprio interesse privato in atti pubblici che nulla ha a che vedere con il buon governo dell’Italia. La strada maestra sulla legge elettorale è che ogni italiano e italiana conti per uno – un sistema proporzionale con una preferenza – cioè la legge elettorale riscritta dalla sentenza della Consulta. www.rifondazione.it

Immobilismo della BCE è folle o criminale? La seconda che hai detto! Usano la crisi per distruggere i diritti dei popoli

di Paolo Ferrero – Di fronte al nulla di fatto dell’odierna riunione della BCE viene spontanea la domanda: l’immobilismo della BCE è folle o criminale? Facile anche la risposta: la seconda che hai detto! Di fronte alla BCE che ci informa che prepara nuove misure da utilizzare solo “se necessarie” viene da chiedersi: ma cosa aspettano? L’Europa è chiaramente in deflazione, il cavallo non beve e i disoccupati sono oramai decine di milioni. Chiunque capisce che è necessario aumentare drasticamente la spesa pubblica per determinare la ripresa di una domanda solvibile e degli investimenti privati. Se la BCE non si muove in questa direzione è perché aspettano che l’Italia e gli altri stati distruggano completamente il welfare e i diritti dei lavoratori, solo dopo la BCE interverrà sui debiti pubblici. Questi signori usano la crisi per distruggere i diritti dei popoli e i governanti come Renzi recitano il copione perfettamente: sono dei criminali. www.rifondazione.it

Ocse, Ferrero: tra ladri si spalleggiano sempre! Su Jobs Act Ocse mente sapendo di mentire

di Paolo Ferrero – Tra ladri si spalleggiano sempre. E’ questa la spiegazione di quanto dice l’OCSE sul Jobs Act. L’OCSE mente sapendo di mentire perchè tutti gli studi internazionali, compresi i suoi, dimostrano che non vi è alcuna correlazione positiva tra aumento della precarietà e aumento della disoccupazione. L’OCSE sa benissimo che il Jobs Act non produrrà nemmeno un posto di lavoro ma anzi demolirà i diritti dei pochi che ancora lavorano. Il motivo di questa presa di posizione è che tutte le istituzioni internazionali, come il centro sinistra e il centro destra italiano, fanno parte di un unico partito, quello neoliberista che applica le sue ricette contro i popoli in modo bipartisan e coordinato. Questa politica deve essere rovesciata estendendo l’articolo 18 a tutti e aumentando la spesa pubblica nei settori di pubblica utilità. www.rifondazione.it

Elezioni Midterm: la sconfitta di Obama dimostra che il bipolarismo impedisce il dissenso

Di Paolo Ferrero - I vari commenti sulle elezioni di metà mandato degli Usa si soffermano sulla “storica” vittoria dei repubblicani. Secondo i politologi si tratterebbe quindi di una svolta a destra. Questo è ovviamente vero al livello della rappresentanza politica – i repubblicani sono più destra dei democratici – ma a mio parere questo è il frutto paradossale di uno spostamento a sinistra dell’elettorato statunitense che – attraverso il meccanismo deformante del bipolarismo – ha determinato la vittoria della destra. Provo a motivare brevemente questa mia affermazione che può risultare paradossale.
Parallelamente alle elezioni politiche parziali, si sono svolti in vari stati referendum su questioni di una certa rilevanza. Segnalo perché mi paiono assai significativi i seguenti: in 5 Stati (in maggioranza repubblicani) si tenevano referendum sull’aumento del salario minimo. In tutti gli Stati ha vinto – anche con margini ampi – la proposta di aumentare i salari minimi. Ovviamente i repubblicani erano contrari. In 4 Stati si è votato per forme diverse di legalizzazione della marijuana. In 3 stati ha vinto chi sosteneva la legalizzazione. In 3 stati si è votato su quesiti che attenevano al tema dell’aborto. In 2 ha vinto il fronte abortista. Tutto si può dire salvo che questi dati segnalino uno spostamento a destra dell’opinione pubblica.
In secondo luogo mi pare obbligatorio sottolineare come più che di una vittoria dei Repubblicani si sia trattato di una sconfitta dei Democratici. La partecipazione al voto a queste elezioni è infatti letteralmente crollata. A queste elezioni ha votato il 36,6% degli aventi diritto rispetto al 40,9% che aveva votato nel 2010 alle ultime elezioni di metà mandato. Abbiamo quindi un crollo dei votanti e i dati che ho trovato in merito sottolineano come il crollo sia avvenuto maggiormente negli Stati dove i democratici erano più forti, tra i giovani, tra le minoranze etniche e nella parte meno istruita della popolazione.
I dati ci parlano quindi del fatto che una larga parte degli strati più deboli della popolazione – che nelle ultime elezioni aveva votato democratico nella speranza di una cambiamento – questa volta non sono andati a votare perché il cambiamento non l’hanno visto. A me pare quindi che il voto segnali che negli Usa è cresciuta una diffusa domanda di giustizia sociale, che si è sentita presa in giro dai democratici e che quindi non li ha più votati. Tutti i sondaggisti segnalano come larga parte della popolazione – compreso l’elettorato repubblicano – ritenga che la ripresa in corso stia favorendo i ricchi, le banche e i soliti noti, mentre nulla venga in tasca agli strati popolari. Può sembrare un paradosso ma la destra ha vinto le elezioni perché il paese si è spostato più a sinistra in senso egualitario e non ha trovato chi poter votare per esprimere questo orientamento.
Io penso che questo non avvenga a caso ma sia precisamente il motivo per cui è stato costruito e si cerca di estendere in ogni dove il bipolarismo. Negli Usa il sistema bipolare è istituzionalizzato e anche un bambino capisce che entrambi gli schieramenti sono interni all’establishment dominante e che non fanno quindi gli interessi delle classi popolari. Dentro la crisi che ha evidenziato le storture del neoliberismo e della finanza globalizzata, questa consapevolezza è emersa con più chiarezza e Obama che aveva suscitato un’aspettativa di cambiamento è stato duramente e giustamente punito. I delusi da Obama non sono andati a votare repubblicano, semplicemente non si sono recati alle urne. Hanno manifestato il loro dissenso non dando il voto.
Credo di poter affermare senza essere smentito che se negli stati Uniti vi fosse stato un sistema proporzionale, una parte di questa critica si sarebbe espressa con un voto a sinistra del partito democratico. Al contrario, nel sistema bipolare, l’unico modo per esprimere il proprio dissenso – da sinistra – è quello di non votare, di non turarsi il naso. E’ infatti evidente che un elettore critico con il moderatismo di Obama non voterebbe mai repubblicano vista la loro manifesta la posizione a favore dei ricchi degli industriali e dei banchieri.
Questa vicenda mi pare quindi sia un esempio da manuale di come il bipolarismo, lungi dal permettere al popolo di esprimere le proprie opinioni per vederle rappresentate, è semplicemente un sistema che mantiene la parvenza della democrazia come finzione teatrale attorno alla permanenza indiscussa della difesa dei privilegi dei ricchi, della finanza, della grande industria.
Questo dovrebbe far riflettere chi da sinistra continua a sostenere la necessità in Italia di rafforzare un sistema bipolare che palesemente non esiste nella società. La proposta di legge di Renzi, – il superporcellum con il ballottaggio- ha un unico obiettivo: rendere impermeabile alle istanze popolari il terreno del governo perché chiunque vincerà sarà espressione di uno dei due poli di centro destra o centro sinistra che – analogamente ala situazione statunitense – sono palesemente espressione delle classi dominanti italiane ed europee.
Per queste ragioni ritengo necessario lottare per impedire l’approvazione di una nuova legge elettorale in quanto va benissimo quella che c’è, frutto della sentenza della Consulta: proporzionale con sbarramento e una preferenza. Il proporzionale è l’unico sistema che permette ai popoli di costruire effettivamente una propria rappresentanza politica evitando di dover semplicemente scegliere a quale frangia delle classi dominanti delegare la propria rappresentanza oppure di doversi astenere. Nemmeno più negli Stati Uniti si turano il naso, bisognerebbe smetterla di farlo anche in Italia. www.rifondazione.it

domenica 15 giugno 2014

Festa di Liberazione 2014 Poggibonsi

 Anche quest' anno  il circolo di Poggibonsi di Rifondazione Comunista "G.K.Zhukov" organizza la consueta festa di liberazione in loc. Montemorli (ex tiro al piattello)  , certi che parteciperete numerosi,  vi anticipiamo il programma della festa.













PROGRAMMA DELLA FESTA 2014

LUGLIO

23 MERCOLEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
21:45 Saluto di Lorenzo Scoccati Segretario del Circolo
22:00 Concerto rap con Zatarra, Mosaico,
Schiant i Crew, Lab. lo Strappo,
Echo2K Dj

24 GIOVEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Incontro:

25 VENERDI
19:45 Apertura stand gastronomici
21:45 Corso per la produzione di birra
artigianale (prima lezione)
22:00 Concerto degli Asylum, punk rock band,
a seguire concerto dei CDJ, musica
italiana dagli anni ‘50 ad oggi

26 SABATO
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Concerto con Abr@nera, pop, jazz e swing
Durante la serata Spettacolo di magia per
bambini con il mago Simone

27 DOMENICA
17:00 Tombola
18:00 Laboratorio artistico per bambini
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Ballo Liscio con i Fuoriclasse

28 LUNEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Incontro:

29 MARTEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Concerto dei Senza Confini Band:
un viaggio musicale fra pop, rock,
e musica italiana

30 MERCOLEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Concerto dei Destino:
un viaggio alle origini del rock

31 GIOVEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Concerto degli Spicy Brains,
reggae and rock band a seguire Punkistan
combat punk band

AGOSTO

1 VENERDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Incontro: “Un nuovo mondo è possibile:
il ruolo di Cuba nella politica del Sud
America” Interverrà Sergio Marinoni
Pres. Ass. Naz. Italia/Cuba

2 SABATO
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Concerto dei Los Centenarios del
Son musica cubana tradizionale
Durante la serata Spettacolo di magia per
bambini con il mago Simone
NOTTE ROSSA
03:00 Grigliata
07:00 Colazione

3 DOMENICA
17:00 Tombola
18:00 Laboratorio artistico per bambini
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Ballo liscio con Magic Italy Trio
Durante la serata lotteria a favore
dell’ Ass. Italiana contro le Lucemie (AIL)

4 LUNEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Incontro:

5 MARTEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Piano Bar con Alessio Bianciardi

6 MERCOLEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
cena con il Cacciucco di Andrea
22:00 Concerto dei Jones e i Suonatori
tributo a Fabrizio De Andrè

7 GIOVEDI
19:45 Apertura stand gastronomici
cena sarda di Franca
22:00 Serata di ballo con l’orchestra
“Marina Ley”

8 VENRDI
19:45 Apertura stand gastronomici
21:45 Corso per la produzione di birra
artigianale (seconda lezione)
22:00 Concerto dei Funplugged,
classici del rock e del pop

9 SABATO
19:45 Apertura stand gastronomici
22:00 Concerto dei Parranda, electrosamba
spettacolo di magia per bambini

10 DOMENICA
17:00 Tombola
18:00 Laboratorio artistico per bambini
19:45 Apertura stand gastronomici
21:45 Saluti di chiusura
22:00 Ballo liscio con Barbara e i Blue Tiger

giovedì 15 maggio 2014

L' alternativa è solo di Sinistra


Le proposte per Poggibonsi della coalizione di Sinistra (Rifondazione Comunista-Sinistra per Poggibonsi) spiegate dal candidato Sindaco Loriano Checcucci.


sabato 5 aprile 2014

Per Loriano Checcucci Sindaco...l' alternativa è solo di sinistra


Per le prossime elezioni amministrative a Poggibonsi nasce una coalizione di sinistra formata dalle liste di Rifondazione Comunista e Sinistra per Poggibonsi, in sostegno alla candidatura a Sindaco di Loriano Checcucci.



Giacomo Burresi 
Dante Baldazzi 
Angela Bindi
Paolo Ciaravella
Ivana Conti
Katia Fusi
Alessandro Milanesi
Scilla Paolini
Lorenzo Pilato
Yuri Pizzichi
Elisa Pucci
Andrea Puccio
Graziano Ramerini
Lorenzo Scoccati
Romano Tognetto
Roberto Borgogni
Jonathan Cotugno
Cosimo Ferri
Silvia Landi
Serena Marcocci
Antonella Pianigiani
Samantha Pizzichi
Gianni Polato
Lorenzo Scancarello
Mirco Settefonti
Sergio Speranza




sabato 1 marzo 2014

IL RINNOVAMENTO PER POGGIBONSI. LORIANO CHECCUCCI CANDIDATO SINDACO. L’ALTERNATIVA è SOLO DI SINISTRA!

Il direttivo del circolo “G.K. Zhukov” di Rifondazione Comunista di Poggibonsi ha deciso, nella sua ultima riunione, di lanciare la candidatura di Loriano Checcucci a sindaco della città. Loriano è un giovane lavoratore autonomo, muratore, da 23 anni iscritto al PRC; non ha mai avuto esperienze da amministratore, la sua attività politica fino a questo momento si è caratterizzata nella militanza appassionata e disinteressata nelle file di Rifondazione Comunista. Non gli manca però l’esperienza: dal 2009 al 2011 è stato segretario provinciale del PRC, nelle cui vesti ha seguito da vicino le problematiche di tutti i comuni della provincia. Non si è mai piegato a logiche compromissorie e spartitorie, ma anzi le ha sempre combattute, sia nell’azione politica che nel suo contesto lavorativo di artigiano.
La scelta di non partecipare alle primarie del centrosinistra deriva da un giudizio per la maggior parte negativo sulla giunta uscente e su tutte quelle precedenti. Abbiamo comunque cercato il confronto programmatico, ma su tematiche che noi riteniamo fondamentali – come la costruzione di una nuova modalità di gestione della filiera dei rifiuti, che dia il via ad un processo di uscita dalla pratica dell’incenerimento (dannosa per la salute dei cittadini, per l’ambiente e per il bilancio comunale), o la necessità di ripubblicizzare i servizi a partire da quelli economicamente rilevanti (come il servizio idrico) – la risposta del centrosinistra è stata un secco NO. La nostra scelta dunque non poteva che cadere ancora una volta su una collocazione alternativa.
Intorno a questa candidatura intendiamo costruire, con il coinvolgimento di tutti, un polo della sinistra con le carte in regola per governare Poggibonsi su linee guida totalmente diverse da quelle che si discutono nel ring delle primarie: mettere al centro il lavoro, quindi il mantenimento e rafforzamento dei centri produttivi poggibonsesi (in particolare il settore camperistico), la lotta agli sfratti e agli affitti in nero, l’organizzazione della raccolta differenziata porta a porta su tutto il suolo comunale, l’unione delle forze con gli altri comuni della Val d’Elsa per far fronte alla mancanza di finanziamenti agli Enti Locali (a causa del folle Patto di Stabilità), e all’imminente abolizione delle province, senza svendere però la democrazia. Questo è realizzabile solo richiedendo e valorizzando la partecipazione più ampia possibile dei cittadini alle decisioni, garantendo l’assoluta trasparenza della gestione amministrativa: Il comune deve essere una casa di vetro.
Queste e molte altre sono le sfide per il futuro che Rifondazione Comunista e la sinistra poggibonsese, con Loriano Checcucci sindaco, intendono lanciare e portare avanti. Rinnovare la città non significa cambiare solo le facce, significa cambiare radicalmente la gestione del comune, significa costruire una politica nuova che metta al centro le fasce deboli del paese che stanno pagando per una crisi non provocata da loro.
Partito della Rifondazione Comunista - Circolo “G.K.zhukov” Poggibonsi

ELEZIONI EUROPEE: CON ALEXIS TSIPRAS, CON LA SINISTRA D'ALTERNATIVA, PER CAMBIARE L'EUROPA!



Il prossimo maggio, in concomitanza con le elezioni amministrative, saremo chiamati al voto anche per rinnovare la Commissione e il Parlamento europei. L'occasione è importante per marcare una netta differenza rispetto al passato nella gestione del vecchio continente. E' necessaria una svolta totale: per decenni, dopo il crollo del blocco orientale, l'Europa ha subito la ormai tradizionale egemonia economico-culturale degli Stati Uniti, insieme al tentativo di generare una propria soggettività economica e commerciale (sempre inserita nell'orbita USA). Ecco che, di concerto con l'affermazione del neoliberismo in salsa anglo-americana, l'UE intraprende una stagione di politiche monetarie, il cui esordio fu il trattato di Maastricht nel 1992, che la porta con il tempo alla strutturazione di un assetto finanziario centralizzato sulla BCE e sulla potenza tedesca. Con l'esplosione della bolla speculativa del 2007/2008 e l'inizio della crisi economica, l'Europa della libera circolazione delle persone e delle merci e della moneta unica, egemonizzata dal capitale tedesco e dai suoi interessi, inaugura una fase di regressione della capacità statale nell'offerta dei servizi, di aumento della tassazione sul lavoro e sulla produzione, di accentramento di ogni potere (economico, politico, finanziario) sui paesi forti dell'Unione e in particolare sulla Germania, che va sotto il nome di Austerità.
In nome del salvataggio dei grandi capitali europei, molti paesi cosiddetti periferici, come la Grecia, hanno dovuto pagare un tributo altissimo, con gravissime ripercussioni sull'occupazione e il tenore di vita della popolazione locale.
Come sappiamo l'Italia fa parte di quei paesi che stanno subendo più di tutti la crisi e l'Austerità: anche da noi misure come il Fiscal Compact, il pareggio di bilancio in Constituzione, l'aumento percentuale dell'IVA, il Patto di Stabilità e molto altro che dovevano servire per sanare il debito pubblico del nostro Paese, si sono rivelati un cappio al collo per ogni tipo di attività produttiva di piccole dimensioni, per i lavoratori e per tutte le fascie deboli della popolazione.
L'alternativa, a queste elezioni, è rappresentata dalla proposta della Sinistra Europea (di cui fa parte anche Rifondazione Comunista) di lanciare una lista di sinistra autonoma dal Partito Socialista Europeo (uno dei maggiori sostenitori delle misure di Austerità) con candidato alla presidenza della Commissione Europea Alexis Tsipras, parlamentare greco e leader del Partito di Syriza, il più grande raggruppamento greco della sinistra radicale. L'obiettivo è quello di ridisegnare completamente l'assetto monetario, economico e politico dell'Unione Europea, verso la riaffermazione della sovranità nazionale, l'autodeterminazione dei popoli e la redistribuzione popolare della ricchezza, impedendo la possibilità a qualunque dei paesi dell'Unione di egemonizzare con i propri capitali l'Unione stessa, a discapito di tutti gli altri.
La sfida è grande e difficile, ma la ragione politica e la necessità oggettiva di voltare completamente pagina con il neoliberismo, nella prospettiva di un definitivo superamento del capitalismo europeo (vero responsabile dell'Austerità) rende quest' operazione valida, oltre al fatto che all'oggi è l'unica alternativa credibile  alle solite ricette dette con parole diverse. Rifondazione Comunista è con i popoli d'Europa, Rifondazione Comunista è con Alexis Tsipras!

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PEGGIORE DELLA PRECEDENTE.

La Costituzione della Repubblica italiana definiva in modo chiaro i ruoli dei vari organi dello Stato. Il Parlamento doveva fare le leggi, trovando convergenze particolari sui singoli provvedimenti. Al governo toccava eseguire (non a caso si chiama “esecutivo”) e solo in casi di provata emergenza poteva emanare decreti-legge, scavalcando il Parlamento. Eppure da vent’anni a questa parte si è avuto un progressivo stravolgimento dei ruoli. I governi (di tutti i colori) hanno iniziato a decidere a suon di decreti, che il parlamento poi doveva solo ratificare. Si è creato il mito della “governabilità” si è preteso di semplificare il quadro politico, cancellando le voci fuori dal coro. E parte essenziale di questo disegno volto a blindare un certo ceto politico, è stata la modifica del sistema elettorale. Le riforme del ’93 (mattarellum) e del 2006 (dal nome significativo “porcellum”) sono servite a comprimere le diverse opzioni politiche in due blocchi simili, che hanno finto per alcuni anni di essere alternativi fra loro, per poi finire a governare allegramente assieme, in nome e per conto delle banche e dei poteri forti……
La legge elettorale del 2006 aveva permesso l’imposizione di questo regime bipolare in due modi:
1) Imponendo ai partiti indipendenti una percentuale minima -per entrare in Parlamento- doppia rispetto ai partiti coalizzati. Cioè un partito fuori dal coro per entrare in Parlamento aveva bisogno del 4%, mentre una forza “allineata” poteva accedere con soltanto il 2% dei voti.
2) Imponendo la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera alla forza che prendeva più voti, anche se sul piano proporzionale era molto lontana dal 50%. Così si escludeva a priori la necessità costituzionale di ricercare una maggioranza sui singoli provvedimenti.
3) Imponendo liste bloccate di persone scelte dai dirigenti di partito, senza la possibilità per i cittadini di esprimere preferenze o manifestare “distinguo” all’interno dei singoli partiti.
Dopo sette anni dall’approvazione del “porcellum” finalmente la Corte Costituzionale ha emesso la sentenza di INCOSTITUZIONALITA’ per i tre motivi sopra elencati.
E la risposta delle due principali forze politiche (PD e PDL) quale è stata? Semplicemente reinventarsi una nuova legge elettorale, che RIPROPONE TUTTI E TRE GLI ELEMENTI DI INCOSTITUZIONALITA’, OLTRETUTTO INGIGANTITI.
Infatti nel disegno Renzi-Berlusconi :
1) Si ripropongono gli sbarramenti “differenziati” fra i partiti fuori dal coro ed i partiti allineati. Semplicemente si raddoppiano le percentuali minime ( 8% per i partiti indipendenti – 4,5% per gli allineati) In più si inventano meccanismi che consentono di entrare in Parlamento anche agli “allineati” che non raggiungono la quota ((altro che semplificazione)) !
2) Si ripropone il premio di maggioranza assoluta per la forza che prende più voti, e se da un lato si stabilisce almeno una quota minima ( 35 o 37% ) per far scattare il premio, dall’altro si estende ad entrambe le camere, blindando la maggioranza.
3) Si ripropongono le liste bloccate, senza possibilità di esprimere preferenze, esattamente come nel “porcellum”.
Sicuramente la nuova legge elettorale –se verrà approvata- sarà oggetto di una bocciatura da parte della Corte Costituzionale, esattamente come la precedente. Ma con i tempi biblici di cui hanno bisogno gli organismi giudiziari italiani, nel frattempo la classe dirigente si sarà assicurata un altro decennio di potere senza interferenze……..

CONGRESSO CGIL: TRA ACCORDI SCELLERATI E TENTATIVI DI CAMBIAMENTO. LE PROPOSTE PER IL LAVORO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA



Lo scorso 8 dicembre, nella sua giornata conclusiva, il congresso nazionale di Rifondazione Comunista ha approvato un ordine del giorno della federazione di Chieti che impegna il partito «ad organizzare momenti di discussione sul tema della democrazia nei luoghi di lavoro e di contrasto agli accordi che limitano i diritti dei lavoratori o li subordinano alla cosiddetta ‘competitività d’impresa’.» l’ordine del giorno chiamava in causa e criticava gli accordi del 28 giugno 2011 (sulle deroghe ai contratti) e del 31 maggio 2013 (su esigibilità dei contratti e rappresentanza sindacale). Tale impegno era (ed è) dettato dal fatto che la democrazia e l’agibilità sindacale sono questioni fondamentali «per la difesa e la tutela dei diritti nei luoghi di lavoro e per agire il conflitto quale terreno indispensabile per le conquiste dei lavoratori.» Una posizione in assoluta controtendenza rispetto alla decisione della segretaria generale della CGIL Susanna Camusso di porre la sua firma sull’accordo del 10 gennaio 2014 che disciplina in maniera dettagliata le regole sulla rappresentanza e sull’esigibilità dei contratti. Una firma che pesa come una spada di Damocle sulla testa dei lavoratori che lottano ogni giorno nei luoghi di lavoro, e sulle spalle della Fiom per schiacciarla con tutto il peso della “normalizzazione” entro cui la Cgil, da anni, cerca di riportarla. Da un punto di vista (potremmo dire) tecnico non ci sono novità sconvolgenti nell’accordo del 10 gennaio rispetto a quanto già era scritto nell’intesa del 31 maggio 2013 su rappresentanza ed esigibilità dei contratti. Solo che ora è tutto più esplicito. Mentre tra le righe dell’accordo del 10 gennaio si legge, sì, un regolamento, ma un regolamento di conti tra Susanna Camusso e Fiom, con la prima che ha sempre mal digerito la conflittualità dei metalmeccanici che non si rassegnano ad un sindacato neocorporativo.
Naturalmente nel contesto del congresso nazionale della Cgil, il quale sta vedendo una scarsissima partecipazione da parte dei lavoratori e un dibattito spesso ingessato sulle  posizioni della segreteria uscente, la questione degli ultimi tre scellerati accordi sta diventando sempre più dirimente. Senza entrare nel merito delle proposte congressuali, è necessario però notare che il primo documento sostenuto dalla Camusso, rivendica l’accordo del 31 maggio 2013 come un «accordo positivo, frutto dell’iniziativa di tutta la Cgil», senza critiche quindi. Quell’accordo è stato prodromo di quello oggi contestatissimo del 10 gennaio. Soprattutto, però, l’accordo del 31 maggio 2013, per stessa ammissione della maggioranza della Cgil (nero su bianco sul primo documento congressuale), non è scindibile dal contestatissimo accordo sulle deroghe del 28 giugno 2011. Accordo quest’ultimo che ha aperto la strada al famoso articolo 8 sui quali compagne e compagni di Rifondazione Comunista si sono spesi per raccogliere firme per un referendum abrogativo. Il secondo documento pone invece il tema del rinnovamento sindacale in senso conflittuale, volendo riportare la Cgil ad essere una grande organizzazione che tutela i lavoratori dai ricatti padronali. Per questo motivo Rifondazione Comunista nel nostro territorio si schiera a sostegno attivo di questa mozione, promuovendola nei luoghi di lavoro.
Occorre perciò lottare per evitare che la Cgil diventi a tutti gli effetti un sindacato neocorporativo assoggettato ai dettami padronali e della Confindustria. All’interno di un quadro che vede i lavoratori oggetto di un attacco costante da parte dei governi neoliberisti, volto a peggiorarne le condizioni materiali, ad eroderne le tutele ed i diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti, ad inibirne gli strumenti di lotta, sacrificando il tutto sull’altare dell’austerità, dobbiamo, dunque, comprendere che la pace sociale e la collaborazione tra i protagonisti della produzione (i lavoratori) e i padroni voluta da Renzi e da tutta la classe dirigente italiana ha un solo e unico scopo: riconvertire il lavoro a merce al servizio dei grandi proprietari, destrutturare ogni diritto dei lavoratori e cancellare anche il concetto del lavoro come diritto. Ecco perchè il conflitto tra capitale e lavoro è oggi più attuale e più necessario che mai. Il Partito della Rifondazione Comunista sta cercando di andare in questo senso, e infatti sta per essere lanciata sul tutto il territorio nazionale una raccolta firme per un Piano per il Lavoro, una pianificazione occupazionale che fermi la precarietà dei contratti e tamponi la disoccupazione.
 La questione del lavoro però tocca molti altri ambiti, oltre a quello contrattuale. Per fermare la precarietà e lo sfruttamento occorre rilanciare con forza un intervento pubblico in settori strategici come la sanità, oppure la scuola, l’ università e la ricerca, che da anni sono oggetto di un attacco sistematico e che necessitano di un rifinanziamento e di investimenti concreti, invertendo definitivamente la rotta delle politiche dei tagli ai diritti ed ai posti di lavoro, perfettamente rispondenti alle logiche aziendalistiche e privatistiche volute dai governi neoliberisti, con il plauso della Confindustria e della CEI. Più in generale, rimettiamo al centro il tema della lotta alle privatizzazioni (acqua, rifiuti, servizi sociali, etc), poiché i tentativi in questa direzione, da parte di governo e regioni, sono già in atto, come il mancato rispetto dell'esito referendario in materia di remunerazione del capitale nel servizio idrico.
La battaglia deve poi essere condotta anche su altri fronti, come la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, o la lotta alle delocalizzazioni produttive, tema più che mai attuale anche all’interno del dibattito congressuale, poiché va a toccare, tra le altre cose, il problema dell’aumento dei livelli di sfruttamento, oltre che quello della logica ricattatoria del baratto tra posto di lavoro e diritti dei lavoratori, come dimostrano, solo per citare alcuni casi emblematici, le vertenze della Fiat e dell’Electrolux.

Rimor: azienda fantasma o in rilancio?



Enorme è la confusione dentro i capannoni Rimor. L'ultima scellerata operazione di acquisto di marchi stranieri ha prodotto la prevedibile impossibilità da parte dell'azienda di pagare i creditori, i quali hanno intrapreso una causa legale che ha di fatto bloccato l'erogazione di fidi bancari a favore della Rimor. Lo scorso 8 luglio, per arginare  l'improvvisa mancanza di finanziamenti, si è scelto di richiedere un Concordato in bianco. Questa mossa oggi rischia di far chiudere definitivamente l'azienda, con incalcolabili danni alla già fortemente indebolita produzione di camper e al relativo indotto, creando migliaia di disoccupati (di nuovo) in tutta la Val d'Elsa. Sì perchè la soluzione proposta dall'intelligence della Rimor ai sindacati per gestire il concordato è sostanzialmente la creazione di un altro ramo d'azienda alla quale cedere immediatamente parte del materiale, compresi 83 lavoratori (circa la metà del personale attuale, l'altra metà resterebbe al proprio posto). Dunque i passati 6 anni di crisi del camper in Val d'Elsa non hanno insegnato nulla, visto che si ripropone la stessa ricetta di sempre, cioè il frazionamento della produzione, anziché cercare di unire le forze. Ma a parte questo, il problema più impellente è che l' ipotetica azienda a cui cedere la metà del personale all'oggi NON ESISTE! Si fanno i conti sulle spalle dei lavoratori per assicurare profitti ai padroni, mettendo a serio rischio il futuro di decine di famiglie valdelsane. A complicare la situazione si aggiunge il fatto che la Rimor ha già 94 esuberi affidati alla cassa integrazione, e dal primo di agosto di quest'anno scatterà la mobilità. Il disastro produttivo ed occupazionale  sembra non avere fine! L'unica scelta possibile per limitare i danni  e garantire un reddito ai lavoratori per almeno 2 anni è usare i contratti di solidarietà, ora e subito, altrimenti le conseguenze potrebbero essere difficili da affrontare.
Più in generale la questione della crisi del settore camperistico in Val d'Elsa deve essere presa sul serio dalle amministrazioni. Per 25 anni ci è stato raccontato che le piccole aziende avrebbero portato ricchezza nel nostro territorio, il risultato è stata una valanga di fallimenti, licenziamenti e trasferimenti alla prima ventata di crisi, essendosi le nostre aziende dimostrate incapaci di sostenere la concorrenza dei grandi gruppi europei. Si rende dunque necessario unire le forze produttive! La politica deve incentivare la creazione di un consorzio delle aziende del camper e del relativo indotto, favorendone l'accesso al credito tramite gli strumenti esistenti, come Fiditoscana, che deve essere usata di più e meglio, non soltanto per garantire una liquidazione ai proprietari che vedono fallire la propria azienda. si devono attuare contratti di lavoro unitari per tutta la filiera, assicurando futuro all'occupazione e alla produzione in Val d'Elsa. In questo senso si è mosso nella giusta direzione il recente Piano Strutturale del comune di Poggibonsi che contempla la necessità di mantenere la destinazione produttiva di gran parte della periferia della città. Se non ci muoviamo subito in tal senso rischiamo di andare in contro, nel breve periodo, a una netta deindustrializzazione del nostro territorio con pesanti ripercussioni sulla ricchezza materiale delle famiglie.